Il mio mostro

Il mio mostro è stato per anni la voglia di morire. Non esserci più. Sottrarmi alla sofferenza della mia vita. Gettare per sempre la spugna. Fuggire via. Perché non riuscivo ad essere felice, perché credevo che la felicità  fosse soltanto realizzare le cose che desideravo molto, anzi moltissimo. Piano piano i miei sogni, le mie ambizioni, i miei obiettivi giovanili erano stati tutti risucchiati e divorati dalla quotidianità lasciandomi avvilita e preda della disperazione. Ma poi ho capito che l’autodistruzione mi era stata inculcata dagli altri e che se io avessi fatto del male a me stessa avrei fatto soltanto il gioco degli altri. Ad un certo punto della mia vita avevo rifiutato talmente la realtà da negarla. L’altra notte ho sognato che una mia cara amica, morta da anni, non era veramente morta, ma mi veniva incontro dicendomi che la notizia della sua morte era stata uno scherzo. Mi sono svegliata impaurita. Ho temuto di non aver mai superato la mia sofferenza, ho temuto di essere segnata per sempre dall’incubo dell’irrealtà. Adesso penso che la cosa migliore sia tenermi ancorata ai miei amici, per godermi tutto il bello che c’è. Che ho fatto allora? Ho fatto l’albero di Natale e ho tirato fuori i miei pastori di carta pesta per un nuovo inizio!

TERESA


 

Francesca ha avuto diversi tipi di mostri, ma l’unico che gli viene in mente è Daniele Erba un ragazzo si dolce, affettuoso ma in modo possessivo e ossessivo che prende il totale controllo dell’altra persona, non la fa vivere, un ragazzo che si ubriacava e si drogava, non lo ha tollerato e Francesca l’ha lasciato, ma nonostante ciò è ancora legata a lui perché è come lui. Un altro mostro è: Francesca stessa che non riesce ad accettare la diversità di un’altra persona, Francesca vorrebbe che tutti fossero come lei.

Morire nell’indifferenza nella più desolante solitudine dove l’immortalità della mia anima si perde nella memoria di chi ho conosciuto.

EMILIANO

Posted in Il mio mostro, Laboratorio di Scrittura.

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